Storia del Vietnam : dalle origini ai tempi moderni
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Drammatica ed eroica, la storia del Vietnam ha profondamente segnato il mondo intero. Conosciuta per le sue numerose guerre e le molteplici occupazioni coloniali, testimonia grandi sofferenze. Ma la storia del Vietnam è anche costellata di successi che rendono orgoglioso il popolo vietnamita. Da sempre, il popolo vietnamita non ha mai smesso di respingere l’invasore e di aspirare alla libertà così come all’indipendenza. Questa indipendenza fu ufficialmente riconosciuta il 2 settembre 1945, giorno in cui il presidente Hồ Chí Minh proclamò la Dichiarazione d’indipendenza. Fu l’inizio di una nuova pagina della storia del paese : un’era d’indipendenza e di libertà. Non pretendiamo qui di presentare uno sviluppo esaustivo della storia del Vietnam. Questo articolo propone semplicemente le grandi linee della storia del paese, riassunte, che lo hanno condotto a diventare una nazione indipendente e sovrana.

Il ponte Long Bien, testimone silenzioso di tante epoche della storia del Vietnam
Il periodo semi-leggendario (–1000 a.C.)
A partire da 1000 anni prima di Gesù Cristo.
Bisogna sapere che il primo documento storico conosciuto che narra i fatti della storia del Vietnam risale solo al 1339 dopo Gesù Cristo. Fino ad allora, per mancanza di documentazione scritta, la storia del Vietnam si trasmetteva oralmente, mescolando realtà e leggende.
Ecco dunque le premesse della storia del Vietnam : una leggenda che risale alla notte dei tempi.
A credere agli annali, il re Lac Long Quân, illustre discendente degli Hồng Bàng, proveniente dalla stirpe dei draghi — animale favoloso dei mari del Sud e considerato come il totem maggiore dei primi Viet — sposò un’immortale di nome Âu Cơ, discendente dei geni della montagna.
Da questa unione nacquero cento ragazzi, tutti belli e forti. Dopo questo lieto evento, il principe e la fata, consapevoli della fugacità dell’esistenza e della brevità ineluttabile della felicità umana, decisero di separarsi. Âu Cơ partì allora verso la montagna con cinquanta dei loro figli, mentre gli altri seguirono il padre verso le rive dei mari del Sud.
Questa disseminazione avrebbe permesso la nascita delle cento regioni del Vietnam (Bách Việt), ripartite su una zona molto vasta compresa tra il Fiume Rosso a nord, il Champa a sud, il Mar Cinese Meridionale a est e il Sichuan a ovest. Di tutte queste signorie, la più dinamica e la meglio organizzata sembrava essere il Lac Việt, o Văn Lang, letteralmente « il paese dei letterati », la cui estensione corrispondeva all’attuale nord del Vietnam fino alla parte settentrionale del centro del paese.

An Dương Vương – Re mitico di Âu Lạc, la cui statua perpetua la memoria del sovrano visionario e del destino tragico di Cổ Loa
La leggenda lascia il posto alla storia a partire dal 257 a.C. Il re An Dương Vương, un sovrano cinese, discendente dei Thục, regnava sul regno di Tây Âu (l’attuale Yunnan, in Cina). Furioso per essersi visto rifiutare la mano di una principessa vietnamita, levò un esercito e intraprese l’annessione del Lạc Việt. Ne fece il regno di Âu Lạc (abbreviazione di Tây Âu e Lạc Việt). Il re An Dương regnò fino al 208 a.C., grazie in particolare alla protezione di una cittadella a forma di spirale, chiamata Loa Thành.
Nel 206 a.C., il generale cinese Zhao Tuo, chiamato dai vietnamiti Triệu Đà, rovesciò il re An Dương. Soprannominato il « Generale Triệu Đà », regnava sul Nam Việt, una delle cento signorie viet della zona costiera situata a nord-est dell’attuale Tonchino. Sottomise il regno di Âu Lạc grazie a un sotterfugio matrimoniale : un matrimonio combinato tra suo figlio Trọng Thủy e la principessa Mỵ Châu, figlia del re An Dương, permise la conquista della cittadella dalle nove cinte, ritenuta fino ad allora inviolabile. Zhao Tuo fondò la dinastia degli Yuè del Sud, o dinastia Triệu, e si proclamò re del Nam Việt. Questa dinastia regnò fino al 111 a.C., data che segna l’instaurazione della prima dominazione cinese nella storia del Vietnam.
La dominazione cinese (111 a.C. – 939 d.C.)
Fu allora la lunga notte della storia del Vietnam, una notte di dieci secoli durante i quali la civiltà cinese si impiantò solidamente nel paese. Ci furono, certo, numerose sollevazioni — quelle delle sorelle Trưng (39–43 d.C.), di Triệu Ẩu (248), di Lý Bôn (544) o ancora di Phùng Hưng (791) — ma la maggior parte fu rapidamente repressa, o conobbe solo un successo effimero. La dominazione cinese, che durò circa mille anni (dal 111 a.C. al 938 d.C.), può essere divisa in quattro periodi distinti:
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Prima dominazione cinese (111 a.C. – 43 d.C.)
Nel 111 avanti Cristo, il generale cinese Lü Bode (Lô Bác Đức) conquista il regno di Nam Việt, ponendo fine all’indipendenza di questo Stato fondato da Triệu Đà. La regione è allora integrata all’impero degli Han e posta sotto un protettorato cinese, conosciuto con il nome di Giao Chỉ (attuale Tonchino).
Sotto questa dominazione, la Cina impone la sua amministrazione, il suo sistema fiscale e la sua cultura, avviando una prima fase di sinizzazione del paese. Tuttavia, gli abitanti conservano una forte coscienza identitaria e oppongono una resistenza sporadica all’occupazione.

Le sorelle Trưng – eroine della resistenza vietnamita contro la dominazione cinese (40–43 d.C.).
Tra il 39 e il 43 d.C., scoppia la celebre rivolta delle sorelle Trưng, Trưng Trắc e Trưng Nhị, figlie di un capo locale. A capo di una vasta insurrezione, riescono a cacciare le autorità cinesi e a governare per tre anni. La loro sconfitta di fronte alle truppe del generale Ma Viên (Mã Viện) pone fine a questo breve episodio d’indipendenza, ma il loro coraggio ne fa le prime eroine nazionali del Vietnam, simboli della resistenza e dell’orgoglio del popolo vietnamita.
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Seconda dominazione cinese (44 – 543 d.C.)
Dopo la repressione sanguinosa della rivolta delle sorelle Trưng, il territorio vietnamita ricade sotto la dominazione della Cina per quasi cinque secoli. Questo periodo vede l’installazione di potenti governatori cinesi, quali Tích Quang e Sĩ Nhiếp, considerati come « amministratori civilizzatori ». Introducono il modello amministrativo, i riti confuciani e la scrittura cinese, avviando un profondo processo di sinizzazione.
Il paese, allora chiamato Giao Chỉ, poi Giao Châu, è integrato all’impero cinese e diventa un centro regionale di cultura e di commercio. Tuttavia, malgrado questa influenza, la popolazione locale conserva un’identità propria e nutre un forte sentimento d’autonomia.
È anche durante questa epoca che si forma al centro del Vietnam il regno di Lâm Ấp, antenato del futuro Champa. Le relazioni tra Giao Châu e Lâm Ấp oscillano tra scambi e conflitti, le autorità cinesi conducendo numerose campagne militari contro questo nuovo regno.
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Dinastia dei Lý anteriori (544 – 602)
A metà del VI secolo, in un contesto di dominazione cinese intermittente, Lý Bí, conosciuto con il nome di regno Lý Nam Đế, si solleva contro gli invasori e fonda una dinastia effimera ma simbolica : quella dei Lý anteriori. Proclama la creazione del regno di Vạn Xuân, « Diecimila primavere », un nome portatore di speranza e di rinascita per il popolo vietnamita.
Questo periodo, segnato da lotte costanti contro la Cina e dall’emergere di diverse dinastie locali rivali (Triệu posteriori, Lý posteriori), rimane confuso e instabile. Secondo la leggenda, Lý Nam Đế condusse la sua ultima resistenza eroica al “lago della Notte” (Hồ Tụy Động), prima che la regione ricadesse sotto la dominazione cinese nel 602.
Malgrado la sua brevità, questo primo tentativo di indipendenza durevole resta un simbolo fondatore del patriottismo vietnamita e della volontà di affermazione nazionale.
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Terza dominazione cinese (603 – 938)
Nuovo periodo di dominazione cinese. Il paese portò i nomi di An Nam đô hộ phủ (« Protettorato generale di Annam ») e di Trấn Nam đô hộ phủ (« Protettorato generale del Sud »).
Sotto i Tang (618–907 e 923–936), il Tonchino fu profondamente segnato dal governatore Cao Biền, dalla fondazione di Đại La e da una forte organizzazione amministrativa.
Tuttavia, numerose sollevazioni popolari scoppiarono, annunciando la vittoria di Ngô Quyền sul fiume Bạch Đằng nel 939, che pose fine a dieci secoli di dominazione cinese.
Le grandi dinastie nazionali (939 – 1945)
Ritorno all’indipendenza nazionale (939)
Bisogna attendere il X secolo per vedere concludersi quasi un millennio di dominazione cinese. La vittoria clamorosa del fiume Bạch Đằng, riportata da Ngô Quyền nel 939, segna una svolta decisiva nella storia del Vietnam : per la prima volta, il paese ritrova pienamente la sua indipendenza.
Ngô Quyền fonda allora la prima dinastia nazionale, gettando le basi di un potere centrale vietnamita autonomo. A partire da questo momento, la storia del Vietnam si organizza attorno a una successione di dinastie, ciascuna contribuendo alla costruzione, alla consolidazione e all’espansione del regno.
Per quasi dieci secoli, otto dinastie si succedono sul trono del Đại Việt, animate dalla stessa volontà di difendere l’identità nazionale e di assicurare la continuità del potere.
Dinastia dei Ngô (939 – 967)
Dopo secoli di dominazione cinese, Ngô Quyền riporta nel 938 la celebre vittoria del fiume Bạch Đằng, che pone definitivamente fine alla presa della Cina sul Vietnam. Fonda l’anno successivo la dinastia dei Ngô e stabilisce la capitale a Cổ Loa, nel nord del paese.

Ngo Quyen (939) – L’eroe che pose fine a mille anni di dominazione cinese e fondò la prima dinastia indipendente del Vietnam
Questo regno segna il ritorno dell’indipendenza nazionale e la nascita di un potere vietnamita autonomo. Tuttavia, dopo la morte di Ngô Quyền nel 944, il regno sprofonda nell’anarchia : diversi capi locali si contendono il potere, provocando la divisione del territorio in dodici feudi rivali.
Questo periodo, conosciuto con il nome di “Loạn Thập nhị Sứ quân” – la ribellione dei dodici signori – finirà solo con la riunificazione del paese da parte di Đinh Bộ Lĩnh, futuro fondatore della dinastia dei Đinh.
Dinastia dei Đinh (968 – 980)
Dopo decenni di guerre feudali che seguirono la fine della dominazione cinese, Đinh Bộ Lĩnh riesce a unificare il paese e fonda la prima monarchia veramente indipendente del Vietnam. Incoronato con il nome di Đinh Tiên Hoàng (963–979), stabilisce la sua capitale a Hoa Lư (provincia attuale di Ninh Bình) e proclama il Đại Cồ Việt, primo nome ufficiale del regno vietnamita indipendente.

Đinh Tiên Hoàng – Primo imperatore del Đại Cồ Việt, simbolo dell’unità nazionale
Il suo regno segna il ritorno della sovranità nazionale e la messa in opera delle prime strutture amministrative e militari di uno Stato centralizzato. Malgrado la sua breve durata, la dinastia dei Đinh costituisce una tappa fondatrice nella costruzione politica del Vietnam e nell’affermazione della sua identità indipendente di fronte alla Cina.
Dinastia dei Lê anteriori (980 – 1009)
Lê Đại Hành (chữ Hán : 黎大行 ; nome personale : Lê Hoàn, 10 agosto 941 – 18 aprile 1005) fu il fondatore della dinastia dei Lê anteriori, una tappa decisiva nella consolidazione dell’indipendenza vietnamita.
In seguito alla caduta della dinastia dei Đinh, Lê Hoàn prese il potere, ristabilì l’unità del regno e respinse vittoriosamente le invasioni della dinastia Song provenienti dalla Cina, riaffermando così la sovranità del Đại Cồ Việt. Sovrano energico e stratega abile, condusse anche diverse campagne vittoriose contro il Champa, consolidando le frontiere meridionali del paese.

Lê Đại Hành – Il sovrano guerriero che fece trionfare il Đại Cồ Việt sulle invasioni e assicurò la stabilità del giovane regno indipendente
Il suo regno fu consacrato alla pacificazione dei disordini interni, alla riorganizzazione dell’amministrazione e alla stabilizzazione del potere centrale, gettando le basi di uno Stato strutturato e durevole. Benché breve, la dinastia che fondò inaugurò un’era di stabilità politica e di orgoglio nazionale, preparando il terreno per le grandi dinastie vietnamite che segneranno i secoli successivi.
Dinastia dei Lý (1010 – 1225)
Fondata da Lý Thái Tổ (Lý Công Uẩn, 974 – 1028), la dinastia dei Lý apre un’era di prosperità e di stabilità durevole nella storia del Vietnam. Nel 1010, il sovrano trasferisce la capitale a Thăng Long, l’attuale Hanoi, segnando l’inizio simbolico di un regno organizzato e rivolto al futuro.

Lý Thái Tổ (974 – 1028) – Fondatore della dinastia dei Lý e del regno del Đại Việt. Nel 1010, trasferì la capitale a Thăng Long, l’attuale Hanoi
Sotto i Lý, il paese consolida la sua unità territoriale e politica. I sovrani proseguono la difesa del territorio di fronte alla Cina e al regno del Champa, sviluppando al contempo un’amministrazione centralizzata, un esercito strutturato e un’economia in espansione.
Il buddhismo, religione di Stato, conosce allora uno sviluppo notevole e impregna profondamente la cultura, l’arte e la vita intellettuale del Đại Việt. Grandi opere idrauliche, templi e pagode vedono la luce, testimoniando la prosperità del regno.
Nel 1054, il paese prende ufficialmente il nome di Đại Việt, simbolo di grandezza e d’indipendenza. Questa denominazione perdura fino al 1164, prima che il regno sia riconosciuto con il nome di Annam, titolo conservato fino al 1802.
Dinastia dei Trần (1225 – 1400)
La dinastia dei Trần succede a quella dei Lý e prosegue l’opera di unificazione e di consolidamento del Đại Việt. Sotto il loro regno, il paese conosce un periodo di prosperità economica e culturale, segnato dal rafforzamento dell’amministrazione, dallo sviluppo del commercio e delle arti, così come dalla diffusione del buddhismo.
I Trần si distinguono soprattutto per le loro vittorie clamorose di fronte alle invasioni mongole nel XIII secolo. Tre volte, gli eserciti del Đại Việt respingono le offensive dell’impero mongolo, in particolare grazie al genio militare del maresciallo-principe Trần Hưng Đạo, figura leggendaria ed eroe nazionale.

Dominando il mare a Quy Nhơn, la statua sacra di Trần Hưng Đạo unisce la terra, il cielo e i flutti – un omaggio allo spirito invincibile del Vietnam
Malgrado tensioni interne e un indebolimento progressivo alla fine del XIV secolo, la dinastia dei Trần lascia l’immagine di un’età d’oro del patriottismo e della resilienza vietnamita. Durante questo periodo, il paese conserva il nome di Annam (1164 – 1802), sotto il quale è riconosciuto negli scambi diplomatici.
Dinastia degli Hồ (1400 – 1407)
Nel 1400, Hồ Quý Ly rovescia la dinastia Trần e s’impadronisce del trono, fondando la dinastia degli Hồ. Riformatore ambizioso, tenta di modernizzare l’amministrazione, la moneta e il sistema educativo, cercando al contempo di rafforzare il potere centrale. Tuttavia, le sue riforme brutali e la sua ascesa controversa al potere provocano forti resistenze interne. Il paese, immerso nel caos politico e sociale, diventa vulnerabile alle ambizioni della vicina Cina. Approfittando di questa instabilità, la dinastia Ming interviene militarmente nel 1407, ponendo fine alla breve esistenza del regime degli Hồ.
Dominazione cinese dei Ming (1407 – 1427)

Sotto l’occupazione dei Ming, il Vietnam subisce una politica di assimilazione forzata : distruzione degli archivi, proibizione della lingua vietnamita e saccheggio dei tesori culturali
Dopo la caduta della dinastia degli Hồ, gli eserciti della dinastia Ming invadono il Đại Việt e impongono la loro dominazione per vent’anni. Il territorio, ribattezzato « Giao Chỉ », è amministrato come una provincia dell’impero cinese. Questo periodo si caratterizza per una politica di assimilazione culturale, la distruzione di numerose opere vietnamite e lo sfruttamento delle risorse locali. Malgrado la repressione, lo spirito nazionale non scompare e prepara la via alla resistenza guidata da Lê Lợi, fondatore della dinastia successiva.
Dinastia dei Lê (1428 – 1789)
Partendo da Lam Sơn (provincia di Thanh Hóa), Lê Lợi conduce una lotta eroica di dieci anni contro l’occupazione cinese dei Ming. Nel 1428, trionfa e fonda la dinastia dei Lê, inaugurando uno dei periodi più durevoli e influenti della storia vietnamita.

Lê Lợi – L’eroe di Lam Sơn che liberò il paese dall’occupazione cinese e pose le fondamenta di un Vietnam forte e indipendente
Sotto i primi sovrani, in particolare Lê Thánh Tông (1460–1497), il regno raggiunge un alto grado di organizzazione e di stabilità. L’amministrazione, l’esercito e la giustizia sono codificati con rigore nel codice dei Lê, mentre la cultura e le lettere conoscono uno sviluppo notevole. Grandi opere storiche, geografiche e letterarie vedono la luce, redatte in caratteri cinesi o in scrittura demotica nôm.
Il confucianesimo s’impone come ideologia di Stato, rafforzando il ruolo dei letterati e dei concorsi mandarinali. Parallelamente, il cristianesimo fa la sua apparizione con i missionari europei, mentre i primi contatti commerciali con l’Occidente s’intensificano. Nel XVII secolo, il missionario Alexandre de Rhodes mette a punto il sistema di trascrizione quốc ngữ, all’origine della scrittura vietnamita moderna.
Sul piano territoriale, i Lê consolidano la vittoria definitiva sul Champa e avviano un’espansione verso Sud (Nam Tiến), in particolare tramite alleanze dinastiche in cui principesse vietnamite sposano sovrani del Champa e del Chenla (Cambogia).
Tuttavia, a partire dal XVI secolo, il potere reale si indebolisce, lasciando il posto a una lunga guerra di fazioni tra i signori Trịnh al Nord e i signori Nguyễn al Sud, preludio alla divisione politica del paese prima dell’avvento della dinastia successiva.
Dinastia dei Nguyễn (1802 – 1945)
Gia Long, dopo aver sconfitto i signori del Nord e la dinastia dei Tây Sơn (1788–1802), fondò la dinastia dei Nguyễn. Il regno prese allora il nome di Việt Nam dal 1804 al 1820, poi di Đại Nam a partire dal 1820.
Il Việt Nam avrebbe potuto conoscere alcuni secoli di tregua senza la rivalità, più volte secolare, tra i signori Trịnh al Nord e i signori Nguyễn al Sud, che sfidavano l’autorità dei re Lê e costituirono due feudi indipendenti a detrimento dell’unità nazionale. Queste rivalità misero il paese a ferro e fuoco fin dal 1627 e durarono fino al 1775, data in cui queste due famiglie caddero in decadenza.

Quang Trung – Lo stratega visionario dei Tây Sơn che unificò il Vietnam e respinse gli eserciti mancesi, simbolo del coraggio e del patriottismo vietnamita
Per fortuna, lo spirito che animava i primi Viet rimase intatto. Nei momenti più critici della storia, dei patrioti lungimiranti apparvero sempre al momento giusto per ristabilire l’unità del paese. È così che, dal seno della contadinanza, sorsero i fratelli Tây Sơn, che approfittarono delle divisioni interne per levare lo stendardo della liberazione. Cacciarono allo stesso tempo i Nguyễn e misero in fuga l’ultimo sovrano dei Lê. Uno di loro, Nguyễn Huệ, si proclamò imperatore con il nome di Quang Trung, e, con lui, il paese ritrovò la sua unità originaria. Purtroppo, morì nel 1792, senza poter assicurare la perennità della sua dinastia.
Riunificazione
Nel frattempo, al Sud, Nguyễn Ánh, successore dei signori Nguyễn, riprese la lotta contro i Tây Sơn, allora indeboliti, e riuscì nel 1801 a unificare nuovamente il paese dopo ventisette anni di guerra. Si proclamò imperatore nel 1802 e prese come nome di regno Gia Long, contrazione di Gia Định (Bassa Cocincina) e di Thăng Long (capitale del Nord Viet Nam).

Gia Long – Il sovrano costruttore che unì il Sud e il Nord, facendo nascere un Vietnam unificato tra Gia Định e Thăng Long
Adottò il nome nazionale di Việt Nam, per significare chiaramente che il regno inglobava sia i territori dell’antico Annam (il Tonchino propriamente detto) sia del Việt Thường, corrispondente all’antico Champa, cui si aggiungeva la Bassa Cocincina. A partire dal regno di Gia Long, il Việt Nam conobbe un breve periodo di pace, presto interrotto, nella seconda metà del XIX secolo, dall’irruzione degli squadroni francesi nelle sue acque territoriali.
I sovrani della dinastia dei Nguyễn
- Gia Long (1802–1819)
Primo imperatore della dinastia Nguyễn nella storia vietnamita. Del suo nome di nascita Nguyễn Phúc Ánh (o Thánh Tổ Gia Long), nato a Huế nel 1759, nipote cadetto del signore di Hué Định Vương, è considerato come il fondatore del Việt Nam moderno. Ebbe 31 figli (13 maschi e 18 femmine).
- Minh Mạng (1820–1840)
Del suo nome Nguyễn Phúc Đảm, nato nel 1791, quarto figlio di Gia Long. Legislatore rigoroso, condusse una politica all’opposto di quella del padre : anti-europea e anti-cristiana.

Minh Mạng – Imperatore dei Nguyễn, simbolo di rigore e d’ordine imperiale
Nel 1825, promulgò i primi editti di persecuzione contro i cristiani e adottò una politica centralizzatrice. Principe illuminato, attivo e amministratore talentuoso, fece realizzare numerosi lavori pubblici e riformò il sistema educativo.
Morì in seguito a una caduta da cavallo. Ebbe 142 figli (78 maschi e 64 femmine), tra cui i principi Tuy Lý e Tùng Thiện.
- Thiệu Trị (1841–1847)
Del suo nome Nguyễn Phúc Miên Tông, figlio primogenito di Minh Mạng, nato nel 1807. Proseguì la politica del padre e morì di un attacco di apoplessia provocato, si dice, dalla falsa notizia che navi francesi si preparassero a bombardare le coste vietnamite.

Thiệu Trị – Figlio di Minh Mạng, proseguì la centralizzazione del potere proteggendo al contempo le tradizioni confuciane
Monarca conservatore e poco aperto alle idee riformiste, si mostrò risolutamente ostile all’influenza crescente degli europei. Avrebbe fatto distruggere gli oggetti d’origine occidentale nel palazzo. Sotto il suo regno, il Việt Nam raggiunse la sua massima estensione : nel 1846, la Cambogia gli avrebbe ceduto la Cocincina. Ebbe 64 figli (29 maschi e 35 femmine).
- Tự Đức (1847–1883)
Del suo nome Nguyễn Phúc Hồng Nhậm, nato nel 1829, figlio cadetto di Thiệu Trị e di una donna della provincia di Gò Công (Cocincina). Incoronato nel novembre 1847, estromise suo fratello maggiore Hồng Bảo, che condusse una rivolta nel 1848.

Tự Đức (1829 – 1883) – Quarto imperatore dei Nguyễn, ultimo grande sovrano prima della colonizzazione francese
La repressione fu sanguinosa : Tự Đức fece giustiziare suo fratello e tutta la sua famiglia. Accusati di complicità, i cristiani subirono nuove persecuzioni, offrendo alla Francia e alla Spagna un pretesto per intervenire. Il suo regno fu oscurato dallo smembramento progressivo del paese e dalla sua assenza di erede — un vaiolo contratto nel 1845 lo aveva reso sterile. Ciò spiegherà le crisi dinastiche che seguirono.
- Dục Đức (1883)
Figlio del principe Thoại Thái Vương (†1877), fratello cadetto di Tự Đức. Adottato da quest’ultimo, gli succedette nel luglio 1883, sotto il controllo di un consiglio di reggenza (Nguyễn Văn Tường e Tôn Thất Thuyết).

Dục Đức (1852 – 1883) – Imperatore effimero dei Nguyễn, destituito dopo tre giorni di regno
Tre giorni dopo la sua ascesa al trono, fu deposto e condannato a morire di fame, accusato di « dissolutezza » per non aver osservato le prescrizioni del lutto. Imprigionato in un padiglione di riposo del suo predecessore — da allora chiamato padiglione Dục Đức — vi morì dopo una settimana. Questo padiglione, situato nella Cittadella di Huế, fu trasformato in pagoda commemorativa.
- Hàm Nghi (1884–1885)
Nato a Huế nel 1870, fratello di Kiến Phúc, fu incoronato re di Annam con l’assenso della Francia il 2 agosto 1884, all’età di tredici anni, sotto la tutela dei reggenti Tường e Thuyết. Durante l’agguato di Huế (notte tra il 4 e il 5 luglio 1885), prese la fuga con Tôn Thất Thuyết e si rifugiò a Cam Lộ, da dove fu diretto il movimento Cần Vương (« Sostenere il re ») contro il protettorato francese.

Hàm Nghi – Sovrano-artista e patriota, figura della gioventù vietnamita in lotta per l’indipendenza
Catturato nel 1887 dopo tre anni di erranza nelle montagne, fu esiliato in Algeria nel 1888, dove fu conosciuto come il Principe di Annam. Si sposò nel 1904 ad Algeri con una giovane francese, figlia del procuratore generale. Morì nel 1947.
- Duy Tân (1907–1916)
Nato nel 1899, con il nome di Nguyễn Phúc Vĩnh San. Imperatore riformista e patriota, tentò di sostenere movimenti nazionalisti, il che provocò la sua deposizione nel 1916 da parte delle autorità coloniali francesi. Esiliato in Africa, non rinunciò mai ufficialmente al trono.

Nel 1987, grazie alla volontà dei suoi figli e all’aiuto del sindaco di Parigi Jacques Chirac, le sue spoglie mortali furono rimpatriate a Huế, dove riposa oggi tra i suoi antenati. A questo titolo, rimane considerato come l’ultimo imperatore legittimo di Annam.
- Khải Định (1916–1925)
Nato nel 1885 con il nome di Nguyễn Phúc Bửu Đảo, figlio unico di Đồng Khánh. Proclamato imperatore il 18 maggio 1916, all’età di 31 anni, in un contesto politico difficile, tentò di affermare una sovranità indebolita dalla dominazione francese.

Khải Định (1885 – 1925) – Imperatore dei Nguyễn sotto il protettorato francese, conosciuto per il suo mausoleo che mescola stili orientale e occidentale
Cercando di modernizzare il regno, soppresse i concorsi mandarinali divenuti obsoleti e fu il primo sovrano vietnamita a recarsi in Francia. Questo viaggio mirava a perorare una vera autonomia del Việt Nam nel quadro del protettorato. Colpito da impotenza, non lasciò figli e morì nel novembre 1925.
- Bảo Đại (1925–1945)
Nato nel 1913 con il nome di principe Vĩnh Thụy, figlio adottivo dell’imperatore Khải Định, Bảo Đại è incoronato nel luglio 1926, all’età di dodici anni. Educato in Francia, incarna una generazione di sovrani formati alla cultura occidentale. Il suo regno inizia ufficialmente nel 1925, ma la sua autorità rimane strettamente limitata dall’amministrazione coloniale francese, che lo confina a un ruolo essenzialmente simbolico.

Bao Dai – Ultimo imperatore vietnamita, testimone di una svolta decisiva della storia nazionale
Nell’agosto 1945, nel contesto della rivoluzione d’agosto guidata dal Việt Minh, Bảo Đại abdica e accetta la funzione di Consigliere supremo del nuovo governo rivoluzionario. L’anno seguente, si esilia a Hong Kong.
Nel 1948, la Francia fa appello a lui per tentare di ristabilire una monarchia costituzionale sotto il nome di « Stato del Việt Nam », considerando la sua abdicazione come un semplice intermezzo. Tuttavia, il progetto incontra solo un debole eco all’interno della popolazione vietnamita.
Dopo la sconfitta di Điện Biên Phủ nel 1954, la situazione politica cambia : sostenuto dagli Stati Uniti, Ngô Đình Diệm prende il potere e rovescia Bảo Đại a seguito di un referendum truccato il 23 ottobre 1955. L’ex imperatore si stabilisce definitivamente in Francia, dove condurrà una vita discreta. Conserva tuttavia il sigillo imperiale, simbolo della legittimità dinastica, fino alla sua morte a Parigi nel luglio 1997.
La colonizzazione francese (1862 – 1945)
L’instaurazione del potere coloniale francese
L’instaurazione del potere coloniale francese in Vietnam comincia veramente nel 1862, con la firma del trattato di Saigon, con il quale la Francia ottiene il controllo della Cocincina meridionale.
Col passare degli anni, la presenza francese si estende progressivamente verso il Centro (Annam) e il Nord (Tonchino), fino alla formazione ufficiale dell’Unione indocinese nel 1887, raggruppando il Vietnam, il Laos e la Cambogia.
Questo periodo segna l’inizio di una dominazione politica, economica e culturale profonda : la Francia impone la sua amministrazione, sfrutta le risorse locali e introduce un modello educativo e sociale ispirato a quello della metropoli.
Tuttavia, dietro la facciata della “missione civilizzatrice”, la colonizzazione si traduce in uno spossessamento delle terre, una gerarchizzazione razziale e una resistenza vietnamita crescente.
Le resistenze vietnamite e i movimenti patriottici
Fin dall’installazione del potere coloniale francese, il popolo vietnamita non ha mai smesso di resistere alla dominazione straniera.
Dalle sollevazioni popolari ai movimenti intellettuali, la lotta per l’indipendenza assume forme multiple, traducendo la volontà profonda del paese di ritrovare la sua sovranità.
Alla fine del XIX secolo, il movimento Cần Vương (« Sostenere il re ») mobilita la nobiltà e i letterati fedeli alla dinastia dei Nguyễn contro l’occupazione francese.
Parallelamente, all’inizio del XX secolo, emergono due grandi figure del patriottismo vietnamita :

Riformatore visionario e uomo di lettere, Phan Bội Châu consacrò la sua vita all’indipendenza del Vietnam, chiamando al risveglio del popolo di fronte alla dominazione coloniale
- Phan Bội Châu, fondatore del movimento Đông Du (Viaggio verso l’Est), che incoraggia i giovani vietnamiti a studiare in Giappone per preparare la lotta anticoloniale ;
- Phan Châu Trinh, sostenitore di una riforma pacifica, che propugna l’educazione e la modernizzazione del paese come mezzo di emancipazione.
Gli anni successivi vedono svilupparsi le società segrete, le associazioni nazionaliste e gli scioperi operai, annunciando il risveglio rivoluzionario del popolo vietnamita. Questa effervescenza patriottica preparerà il terreno per la nascita del Partito comunista indocinese nel 1930, sotto l’impulso di Nguyễn Ái Quốc (Hồ Chí Minh).
Il risveglio rivoluzionario : la creazione del Partito comunista indocinese (1930)

Nguyen Ai Quoc – L’uomo che seminò i semi della libertà vietnamita, trasformando il dolore della colonizzazione in un ideale di emancipazione
A cavallo degli anni 1930, il Vietnam conosce un profondo risveglio rivoluzionario. Sotto l’influenza degli ideali marxisti e del contesto internazionale, i movimenti patriottici vietnamiti si trasformano progressivamente in forze rivoluzionarie organizzate. Questa evoluzione trova la sua espressione più marcante nella creazione del Partito comunista indocinese (PCI), fondato nel 1930 a Hong Kong da Nguyễn Ái Quốc, più tardi conosciuto con il nome di Hồ Chí Minh.

Il grande Presidente Hồ Chí Minh del nostro popolo
Questo partito nasce dalla fusione di diversi gruppi rivoluzionari :
- l’Associazione della gioventù rivoluzionaria del Vietnam,
- il Partito comunista di Annam,
- e il Partito comunista indocinese del Nord.
Il PCI propugna la liberazione nazionale, la riforma agraria e la solidarietà tra i popoli dell’Indocina (Vietnam, Laos, Cambogia). Diventa rapidamente la punta di diamante della lotta contro il colonialismo francese e pone le basi ideologiche della Repubblica Democratica del Vietnam, proclamata quindici anni più tardi, nel 1945.
Il Vietnam coloniale attraverso la cultura e il cinema
Il periodo coloniale francese ha profondamente segnato la cultura vietnamita, lasciando un’impronta allo stesso tempo architettonica, linguistica e artistica. Nelle grandi città come Hanoi, Saigon o Huế, l’influenza occidentale si manifesta attraverso gli edifici amministrativi, le chiese, i teatri e i boulevard alla francese. Questa architettura testimonia un miscuglio tra tradizioni asiatiche e stile europeo, simbolo di un’epoca di dominazione ma anche di scambi culturali.
Sul piano artistico, la colonizzazione ha introdotto la scrittura latina (quốc ngữ), diventata l’alfabeto ufficiale del paese, così come le prime scuole d’arte e d’architettura. Parallelamente, gli intellettuali vietnamiti hanno utilizzato la letteratura e la stampa per esprimere la loro coscienza nazionale e criticare il sistema coloniale.
Anche il cinema ha immortalato quest’epoca. Il film francese Indochine (1992), diretto da Régis Wargnier e interpretato da Catherine Deneuve, ripercorre la vita nel Vietnam coloniale degli anni 1920–1950.
Parimenti, Un americano tranquillo (The Quiet American, 2002), adattamento del romanzo di Graham Greene, evoca la transizione del Vietnam dalla colonizzazione alla guerra fredda, attraverso una storia d’amore e d’impegno politico.
Queste opere testimoniano la memoria complessa del Vietnam coloniale, oscillando tra nostalgia estetica e dramma storico, e contribuiscono ancora oggi alla comprensione di questo periodo cruciale della storia vietnamita.
Verso l’indipendenza del Vietnam (1945 – 1954)
Il governo provvisorio di Trần Trọng Kim (1945)
In seguito al colpo di forza giapponese del 9 marzo 1945, l’autorità francese è neutralizzata in Vietnam. Il governo imperiale di Trần Trọng Kim è allora formato a Huế sotto il regno dell’imperatore Bảo Đại. Questo gabinetto, essenzialmente composto da intellettuali nazionalisti moderati, tenta d’instaurare un’amministrazione vietnamita autonoma e di riformare il paese in un contesto di guerra mondiale al termine.

Il governo provvisorio di Tran Trong Kim
Tuttavia, questo governo provvisorio dispone solo di un potere limitato, dipendendo strettamente dai giapponesi. La sua esistenza avrà fine nell’agosto 1945, con lo scoppio della Rivoluzione d’Agosto, condotta dal Việt Minh sotto la direzione di Hồ Chí Minh.
La proclamazione dell’indipendenza del 2 settembre 1945

Momento storico a Hanoi : Hồ Chí Minh legge la Dichiarazione d’indipendenza, simbolo della rinascita del popolo vietnamita dopo secoli di dominazione
Il 2 settembre 1945, sulla piazza Ba Đình a Hanoi, il presidente Hồ Chí Minh proclama solennemente la Dichiarazione d’indipendenza del Vietnam, annunciando la nascita della Repubblica Democratica del Vietnam. Questo testo s’ispira sia alla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti (1776) sia alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789), affermando il diritto del popolo vietnamita a disporre di sé stesso.

Questo evento segna una rottura storica maggiore : dopo più di 80 anni di dominazione coloniale, il Vietnam ritrova la sua sovranità di fatto. Tuttavia, il riconoscimento internazionale tarda ad arrivare, e la Francia rifiuta di rinunciare alla sua influenza in Indocina, aprendo la via a un nuovo conflitto armato.
Dalla Rivoluzione d’Agosto al riconoscimento internazionale (1945 – 1954)
Dopo la proclamazione d’indipendenza, il giovane governo vietnamita deve far fronte a molteplici sfide : la riconquista francese, le lotte interne e le pressioni internazionali. Dal 1946, la situazione degenera in guerra d’Indocina, opponendo le truppe francesi al Việt Minh, movimento nazionalista e comunista. Per quasi otto anni, il paese conosce una lotta accanita, punteggiata da battaglie decisive, in particolare quella di Điện Biên Phủ, nel maggio 1954, che vede la sconfitta totale dell’esercito francese.
Questa vittoria militare comporta la firma degli Accordi di Ginevra nel luglio 1954, per i quali la Francia riconosce ufficialmente l’indipendenza del Vietnam, così come del Laos e della Cambogia. Questi accordi segnano la fine del regime coloniale francese in Indocina, ma anche l’inizio di una nuova divisione del paese, prefigurando la guerra del Vietnam a venire.
La guerra del Vietnam (1954 – 1975)
Gli Accordi di Ginevra e la partizione del Vietnam (1954)
La Conferenza di Ginevra, che si tiene dal 26 aprile al 21 luglio 1954, segna la fine della prima guerra d’Indocina opponente la Francia al Việt Minh. Questi negoziati internazionali riuniscono le grandi potenze dell’epoca — Francia, Regno Unito, Unione Sovietica, Cina e Stati Uniti — così come le delegazioni del Vietnam, del Laos e della Cambogia.

Gli Accordi di Ginevra (1954) – Una svolta maggiore della diplomazia vietnamita : posero fine alla guerra d’Indocina e riconobbero l’indipendenza del Vietnam, del Laos e della Cambogia
Gli Accordi di Ginevra, firmati il 21 luglio 1954, consacrano il riconoscimento ufficiale dell’indipendenza del Vietnam, del Laos e della Cambogia. Tuttavia, prevedono anche una partizione temporanea del Vietnam lungo il 17° parallelo nord, destinata a precedere elezioni nazionali previste per il 1956.
A nord, il potere è affidato alla Repubblica Democratica del Vietnam, diretta da Hồ Chí Minh, mentre a sud, lo Stato del Vietnam resta sotto l’autorità nominale di Bảo Đại, assistito dal suo Primo ministro Ngô Đình Diệm.
Questa divisione, concepita come una misura transitoria, si trasforma rapidamente in una separazione durevole, segnando l’inizio della guerra del Vietnam, uno dei conflitti più marcanti del XX secolo.
Due Stati vietnamiti : il Nord comunista e il Sud anticomunista
Dal 1955, Ngô Đình Diệm esclude Bảo Đại e proclama la Repubblica del Vietnam, con Saigon come capitale. Il paese è allora diviso in due Stati antagonisti :
- a Nord, un regime comunista sostenuto dalla Cina e dall’Unione Sovietica,
- a Sud, un governo anticomunista sostenuto dagli Stati Uniti e dai loro alleati occidentali.
Ognuno rivendica la legittimità di rappresentare l’insieme del popolo vietnamita. Il clima politico si irrigidisce, le tensioni aumentano, e la riunificazione promessa dagli accordi di Ginevra sembra ormai impossibile.

Ngô Đình Diệm (1901 – 1963) – Primo presidente del Sud Vietnam, instaurò un regime autoritario, repressivo verso l’opposizione e i buddhisti, prima di essere rovesciato da un colpo di Stato
L’ingranaggio della guerra e l’intervento americano
Di fronte all’espansione del comunismo in Asia, gli Stati Uniti si implicano sempre più nel conflitto vietnamita, con il pretesto di contenere la “teoria dei domino”. A partire dal 1964, dopo l’incidente del Golfo del Tonchino, Washington invia massicciamente truppe nel Sud Vietnam.
Ciò che doveva essere una guerra locale diventa allora una guerra totale. I bombardamenti massicci, come l’operazione Rolling Thunder, e gli interventi a terra precipitano il paese in una tragedia umanitaria senza precedenti. Malgrado la loro potenza militare, gli Stati Uniti non riescono a vincere la guerriglia del Fronte di liberazione nazionale (Việt Cộng), sostenuta dal Nord.
La caduta di Saigon e la fine della guerra (30 aprile 1975)
Dopo il ritiro progressivo delle truppe americane (1973), il Sud Vietnam si ritrova isolato e indebolito. Il 30 aprile 1975, le forze nordvietnamite entrano a Saigon, ponendo fine a vent’anni di guerra.

Vittoria del 30 aprile 1975 – La caduta di Saigon pone fine alla guerra del Vietnam e segna l’inizio di una nuova era di riunificazione, ricostruzione e difesa nazionale.
I carri armati dell’esercito popolare investono il palazzo presidenziale, mentre l’ultimo presidente del Sud, Dương Văn Minh, annuncia la resa senza condizioni. Questo giorno storico segna la caduta di Saigon e la vittoria del Nord, aprendo la via alla riunificazione del paese.
L’esodo dei “boat people” e la riunificazione del Vietnam (1976)
L’esodo dei “boat people” e la riunificazione del Vietnam (1976). La fine della guerra non pone immediatamente termine alle sofferenze. Centinaia di migliaia di vietnamiti, temendo le rappresaglie o fuggendo la povertà, lasciano il paese via mare. Questi rifugiati, chiamati i “boat people”, intraprendono una traversata pericolosa verso la Malesia, la Thailandia, le Filippine o gli Stati Uniti.
Nel 1976, la Repubblica socialista del Vietnam è ufficialmente proclamata. Hanoi diventa la capitale del paese riunificato, mentre Saigon prende il nome di Hồ Chí Minh City. Il paese passa allora sotto un regime comunista unificato, avviando una nuova era segnata dalla ricostruzione e dall’isolamento internazionale.
Dal 1975 ai giorni nostri (1975 – 2025)
Gli anni difficili del dopoguerra (1975 – 1986)
Dopo la riunificazione del Vietnam nel 1976, il paese entra in un periodo di profonde difficoltà economiche e sociali. Dal 1975 al 1982, più di un milione di persone sono inviate in campi di rieducazione o spostate verso le nuove zone economiche. I beni personali – abitazioni, commerci, terre e imprese – sono spesso confiscati o nazionalizzati. Parallelamente, centinaia di migliaia di vietnamiti fuggono dal paese, spesso via mare.
Conosciuti con il nome di “boat people”, questi rifugiati cercano asilo in Malesia, Thailandia, Filippine, Stati Uniti, Canada o Francia. Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), quasi tre milioni di persone lasciano l’Indocina tra il 1975 e il 1997.
Nel gennaio 1979, il Vietnam entra nella Terza guerra d’Indocina, combattendo su due fronti :
- A sud, contro la Cambogia dei Khmer rossi, al fine di liberare questo paese dal regime genocida procinese ;
- A nord, contro la Cina popolare, durante un breve ma violento conflitto di frontiera.
L’occupazione vietnamita in Cambogia durerà fino al 1989, prima della messa in opera di una missione di pace dell’ONU.
Le riforme economiche e l’apertura internazionale (1986 – 2000)
Nel 1986, il Vietnam lancia una serie di riforme economiche conosciute con il nome di Đổi Mới (« Rinnovamento »). Questa svolta segna la transizione da un’economia centralizzata verso un’economia socialista di mercato, incoraggiando l’iniziativa privata e l’investimento straniero.
A partire dagli anni 1990, il paese si apre sul piano diplomatico :
- 1992 : ristabilimento delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e normalizzazione con la Cina popolare ;
- 1994 : revoca dell’embargo americano, aprendo la via agli investimenti stranieri ;
- 1995 : adesione ufficiale del Vietnam all’ASEAN, simbolo del suo ritorno sulla scena regionale.

1995 – Il Vietnam si unisce all’ASEAN. Questo evento simboleggia una tappa decisiva del rinnovamento diplomatico e dell’apertura del paese verso i suoi vicini e il mondo.
Queste riforme avviano un periodo di crescita rapida, accompagnata da un miglioramento sensibile del tenore di vita.
Il Vietnam nel XXI secolo (2000 – 2025)
All’inizio del XXI secolo, il Vietnam prosegue la sua integrazione nell’economia mondiale. Diventa membro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) nel 2007, segno del suo impegno nella globalizzazione. L’economia conosce da allora una crescita media annuale del 6–7 %, sostenuta dalle esportazioni, dal turismo e dall’industria tecnologica.
Il paese resta una Repubblica socialista a partito unico. Il Partito comunista vietnamita (PCV) conserva il monopolio del potere, dirigendo lo Stato, il governo e l’esercito.
L’organo supremo, l’Assemblea nazionale, elegge :
- il Presidente della Repubblica,
- il Primo ministro,
- e il Segretario generale del Partito comunista, considerato come il dirigente più potente del paese.
Dirigenti del Vietnam nel 2025 :
- Presidente della Repubblica socialista del Vietnam : Lương Cường
- Primo ministro : Phạm Minh Chính
- Segretario generale del Partito comunista del Vietnam : Tô Lâm
Sul piano internazionale, il Vietnam intrattiene oggi relazioni equilibrate con le grandi potenze : gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone, la Corea del Sud e l’Unione europea. Il paese è riconosciuto per la sua stabilità politica, la sua manodopera qualificata, e il suo ruolo crescente nelle catene di approvvigionamento mondiali, in particolare nei settori dell’elettronica, del tessile e delle energie rinnovabili.
Nel 2025, il Vietnam si posiziona come uno dei paesi più dinamici del Sud-Est asiatico, preservando al contempo la sua identità culturale e il suo patrimonio storico.
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