Leggenda del genio Giong : il cavallo di ferro del regno di Van Lang
Résumé du contenu
Sotto il regno del sesto re della dinastia degli Hung, il regno del Sud (Van Lang) conobbe tempi travagliati. Gli invasori An incendiavano senza pietà villaggi e città, devastavano campi e orti. Nessuno poteva resistere loro.
I lamenti e le richieste d’aiuto salirono fino al Cielo. L’Imperatore celeste, commosso dalla sofferenza del popolo, convocò il Genio del Fulmine (Set) e gli disse : « È tempo di pagare i tuoi debiti e di riparare ai torti causati agli uomini. Invia tuo figlio sulla terra affinché salvi questo regno. »
La stessa notte, l’Imperatore apparve in sogno al re Hung Vuong e gli ordinò di cercare, in tutto il paese, un eroe capace di affrontare il nemico e di salvare la patria.
A quell’epoca, in un villaggio allora chiamato Ke Dong (oggi Phu Dong), viveva una donna di una certa età, ancora nubile. Un giorno, mentre zappava le sue aiuole, scoprì un’impronta di piede gigantesca. Vi posò il proprio ; appena ebbe compiuto questo gesto, un fulmine di fuoco la attraversò tutta. Poco dopo, diede alla luce un figlio che chiamò Giong. Il bambino cresceva normalmente, ma non rideva, non balbettava come gli altri neonati. A tre anni, non aveva ancora mai pronunciato una sola parola e passava le sue giornate sdraiato, immobile.

Un giorno, gli inviati del re, che percorrevano il paese alla ricerca di un salvatore, arrivarono a Ke Dong. Al suono delle loro trombe, Giong si alzò improvvisamente e disse :
« Mamma, fate venire qui gli inviati del re ! »
La madre, stupefatta, corse a chiamarli. Il bambino dichiarò ai messaggeri sbalorditi :
« Tornate senza indugio alla corte e dite al re che mi occorrono un cavallo di bronzo gigante, un’armatura solida, un elmo di ferro e una spada ben affilata. Con questo, annienterò il nemico. »
L’inviato reale non osò replicare nulla. Rimontò in sella e galoppò fino al palazzo. Informato delle richieste del bambino, il re si ricordò del suo sogno. Convocò subito i suoi ministri e mandarini e ordinò di fare ciò che il bambino aveva chiesto.

Dal giorno in cui Giong aveva parlato, cominciò a crescere in modo prodigioso. Mangiva enormemente. Gli abiti che sua madre gli cuciva al mattino scoppiavano la sera alle cuciture. La povera donna non aveva più abbastanza riso per nutrirlo né stoffa per vestirlo. Ma, dall’intero villaggio e poi dai dintorni, la gente venne a portare ciò che poteva a questo bambino fuori dal comune.
Il cavallo e l’equipaggiamento furono inviati a Phu Dong. Appena Giong ebbe picchiettato il dorso della cavalcatura, questa crollò come un mucchio di sabbia. Ne fu forgiata una seconda ; più grande e più robusta, non resistette nemmeno essa al peso del giovane. Quanto all’armatura, le piastre metalliche saltavano da ogni parte. Sconcertati, i messaggeri tornarono alla corte e raccontarono tutto al re.
Allora, il re ordinò di fondere tutti i tamburi, i gong e le campane di bronzo. Ai quattro angoli del paese, notte e giorno, il popolo forgiava ; le fiamme ruggivano, il sudore scorreva a fiotti. Infine, l’opera fu compiuta.
L’eroe uscì di casa, si mise l’elmo, indossò l’armatura, afferrò la sua frusta di ferro e montò in sella. Subito, il cavallo di bronzo prese vita : lanciò un nitrito fragoroso e fiamme balzarono dalle sue narici. Giong salutò la folla, spronò e si lanciò nel cuore delle linee nemiche. Inseguiva con furia coloro che avevano devastato il suo paese. Quando la frusta si spezzò, Giong strappò dei bambù ai bordi della strada e finì di annientare le truppe nemiche.

L’eroe ripartì al gran galoppo verso i monti Soc Son. Lì, si spogliò della sua armatura, contemplò un’ultima volta la patria che amava, poi mormorò con emozione : « Buona fortuna, mio regno del Sud ! » E risalì al Cielo sul suo cavallo.
Il re fece erigere, nel villaggio ribattezzato Phu Dong, un tempio in onore del salvatore della patria, e Giong ricevette il titolo di Principe celeste di Phu Dong (Phu Dong Thien Vuong).
Si viene ancora oggi ad ammirare le tracce degli zoccoli del cavallo di bronzo, divenute col tempo una serie di piccoli laghi circolari. Quanto ai bambù della regione, sembrano arrossiti dalle fiamme un tempo uscite dalle narici del cavallo. Da allora, ogni anno, una grande festa celebra la vittoria dell’eroe Giong : a Phu Dong il nono giorno del quarto mese lunare, e a Soc Son il sesto giorno del primo mese lunare.
Español
Italiano
Português
Deutsch